Ho avuto l’opportunità di partecipare anche alla seconda edizione di Expo Aid, dopo aver preso parte alla prima. Questo mi ha consentito di osservare non soltanto la crescita di una manifestazione che oggi rappresenta uno dei principali momenti di confronto nazionale sul tema della disabilità, ma soprattutto l’evoluzione dell’approccio culturale e istituzionale che il Ministero per le Disabilità, guidato dal Ministro Alessandra Locatelli, sta progressivamente costruendo.
Se la prima edizione aveva posto le basi di un percorso, Expo Aid 2026 ha mostrato con maggiore chiarezza una direzione. Non una semplice successione di interventi o la presentazione di risultati amministrativi, ma la costruzione di una visione condivisa nata dal confronto con associazioni, enti del Terzo Settore, amministrazioni pubbliche, professionisti, famiglie e persone con disabilità.
Il nuovo Piano d’Azione rappresenta certamente un elemento centrale del percorso avviato dal Governo, ma il messaggio più significativo emerso durante le due giornate di lavori è di natura culturale.
Dalla disabilità alla persona
Negli ultimi anni il dibattito pubblico ha fatto largo uso di termini come inclusione, talenti speciali, diverse abilità e, talvolta, persino supereroi. Sono espressioni spesso utilizzate con le migliori intenzioni, nel tentativo di valorizzare le capacità delle persone con disabilità. Eppure, ascoltando direttamente le testimonianze dei protagonisti di Expo Aid, emerge con forza una richiesta molto più semplice e, allo stesso tempo, molto più profonda. Essere riconosciuti prima di tutto come persone. Non essere identificati dalla propria condizione, ma dalla propria individualità. Essere considerati cittadini, professionisti, studenti, genitori, volontari o lavoratori, prima ancora che persone con una disabilità. Può sembrare una differenza solo linguistica. In realtà rappresenta un cambiamento radicale di prospettiva.
La fragilità riguarda tutti
Uno degli interventi che più ha colpito i partecipanti ha riguardato il concetto stesso di fragilità. La fragilità non appartiene ad alcune categorie di persone. Non è una condizione permanente che distingue qualcuno dal resto della società. La fragilità è una dimensione dell’esperienza umana. Nel corso della vita ciascuno di noi attraversa momenti di difficoltà, di malattia, di perdita di autonomia o di bisogno di aiuto. Cambiano le situazioni, cambiano le intensità, ma nessuno può considerarsi completamente estraneo alla fragilità. Questa consapevolezza modifica profondamente anche il concetto di inclusione. Non si tratta di creare spazi “per qualcuno”, ma di costruire una società capace di rispondere ai bisogni delle persone nelle diverse fasi della loro vita.
Una nuova cultura delle politiche pubbliche
Per chi, come OMeGA, opera quotidianamente accanto agli enti pubblici, al Terzo Settore e alle amministrazioni locali nella progettazione di interventi sociali, culturali e territoriali, Expo Aid rappresenta anche un’importante occasione di riflessione sulle future politiche pubbliche. L’accessibilità non può più essere considerata esclusivamente come abbattimento delle barriere architettoniche. La partecipazione non coincide semplicemente con la possibilità di essere presenti. L’inclusione non consiste nell’adattare un sistema già esistente, ma nel ripensarlo affinché ogni persona possa esserne parte senza dover chiedere continuamente eccezioni o deroghe. Questa è probabilmente la sfida più importante emersa dalla manifestazione.
Dall’ascolto alle proposte
L’aspetto che più colpisce è il riconoscimento, espresso da numerose associazioni presenti, di sentirsi finalmente ascoltate e coinvolte nella costruzione delle politiche nazionali. È un passaggio tutt’altro che scontato. Le migliori politiche pubbliche nascono infatti dall’ascolto di chi vive quotidianamente i problemi e dalla capacità delle istituzioni di trasformare quell’ascolto in strumenti concreti, servizi e opportunità. Per OMeGA, che accompagna amministrazioni pubbliche ed enti del Terzo Settore nella progettazione e nello sviluppo di interventi innovativi, questa esperienza rappresenta anche uno stimolo professionale. Nei prossimi approfondimenti proveremo a tradurre alcuni degli spunti emersi durante Expo Aid in proposte operative, nella convinzione che il cambiamento culturale diventi realmente efficace solo quando riesce a trasformarsi in progettazione, politiche pubbliche e azioni concrete sui territori.



